In libro veritas
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In libro veritas: le 3 cose da non fare quando scrivi.


Prima di iniziare a parlare di stile, di ritmo, di struttura e di personaggi… Prima ancora di mettere mano alla scaletta dell’opera o di buttare giù un incipit, vorrei parlarvi di quali sono le cose che uno scrittore non dovrebbe fare, di quali sono le cattive abitudini e gli errori più comuni in cui si può incappare.

Ecco perché ho deciso di elencare, in breve, i 3 errori ricorrenti degli aspiranti scrittori di oggi, i peggiori. Quelli più comuni. È ovvio che le eccezioni ci sono sempre, e possono essere volute e caratteristiche di uno stile un po’ sopra le righe che può piacere, ma qui parliamo in generale. Perché la vita dello scrittore ha un certo fascino, ma un libro deve anche essere piacevole per il lettore, non solo per chi lo scrive.

 

1) Fare liste della spesa.

 

I lunghi elenchi stancano. Le descrizioni minuziose e chilometriche dei capi di vestiario indossati dai personaggi, l’infinita lista di azioni che si avvicendano l’una dietro l’altra, i pensieri che fuoriescono in un flusso inarrestabile… sono (in genere) quanto di più sbagliato ci possa essere. Non sono le descrizioni, le azioni e i pensieri di per sé a essere inopportuni. È il loro presentarsi in un lungo elenco a stancare il lettore. Le descrizioni devono essere dinamiche, i flussi di pensiero devono essere intervallati dalle azioni dei personaggi, le azioni devono essere funzionali alla trama e miscelate ai dialoghi.

Le liste usatele solo per la spesa,  per scrivere una storia quel che ci vuole è la capacità di amalgamare, di usare più tecniche contemporaneamente e di non strafare. 

 

2) Sbagliare la forma della propria storia.

 

Leggendo e valutando vari manoscritti, mi sono resa conto che uno dei problemi principali degli autori esordienti è che non hanno il senso della misura. Scrivono romanzi che potrebbero essere condensati in un racconto o al massimo in una novella, in cui avvengono serie infinite di eventi tutti uguali a loro stessi (ogni giorno il protagonista va a scuola, poi a casa, poi esce con gli amici, ad esempio), senza che in sostanza avvenga nulla di significativo. Costruiscono un intero romanzo su due/tre scene e tutto il resto fa da contorno, monotono e ripetitivo.

Allo stesso modo mi è capitato di leggere racconti condensati, in cui avviene di tutto e la trama sembra voler “scoppiare”. In poche pagine il protagonista scopre di essere vittima di uno stalker, arriva il cattivo, lo rapisce, la polizia indaga, smaschera il colpevole e libera la vittima. Senza approfondimento, quasi senza pathos, perché avviene tutto troppo in fretta.

Poi ci sono le novelle. Non ho nulla contro questo tipo di narrazione, ma spesso e volentieri capita di leggere novelle con una buona trama di base che avrebbe potuto essere sviluppata meglio, con tanti spunti che sono stati solo accennati e che potevano essere meglio sviscerati. C’era solo bisogno di più spazio.

Trovo che capire quale possa essere la forma più adatta per la propria opera sia difficile ma fondamentale per l’autore, in modo da gestire correttamente scene e sommari e dare al lettore un’esperienza il più possibile soddisfacente. Se un lettore si trova a leggere un romanzo che poteva essere un racconto, pieno di passaggi inutili e ripetitivi, si annoia. Se un lettore legge una novella che poteva essere estesa e che presenta tanti spunti interessanti, vorrebbe leggere di più e resta quindi deluso. Se un lettore, infine, si trova fra le mani un racconto troppo denso di avvenimenti, finisce per perdere interesse ed empatia verso i personaggi, che faticheranno a emergere. E resterà deluso anche in questo caso.

 

3) Dimenticarsi il conflitto.

 

Il conflitto è indispensabile per far appassionare il lettore al vostro testo. Senza conflitto non vi è attrattiva. Il conflitto deve rappresentare l’apice, il momento di maggiore tensione della vostra opera, sia questa un giallo o un romance, un horror o un romanzo mainstream.

Se non vi è conflitto, non vi è la voglia di superare l’ostacolo e di vedere come la storia va a finire. E l’opera risultante è un racconto piatto, monotono, privo di fascino.

 

Un trampolino per scrittori, un concorso importante:

Non inserisco questo concorso nella prossima newsletter perché non ci troveremmo con le tempistiche, dato che scade il 14 aprile (le iscrizioni, invece, partono oggi). Sto parlando del Premio Calvino, uno dei concorsi più importanti per gli autori esordienti. Per partecipare, dovete seguire queste istruzioni e inviare un racconto di massimo 12.000 battute. In bocca al lupo a tutti!


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Antonella Monterisi
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