Ambientazione e personaggi: Sciascia

Ambientazione e personaggi: Sciascia

Ambientazione e personaggi: in scena con Leonardo Sciascia

Questo articolo nasce da una discussione altamente costruttiva con un collega. Si parlava di infodump e di personaggi. Il nostro discorrere verteva sulla quantità di informazioni da veicolare al lettore, attraverso descrizioni e dialoghi, per rappresentare un personaggio (le sue “intenzioni” e le sue caratteristiche) in scena (show) e non attraverso una descrizione statica e poco accattivante, riassuntiva (tell).

Gli esempi

Ne sono venuti fuori due esempi, da parte mia, tratti da Il giorno della civetta di Sciascia.

Ambientazione e personaggi: in scena

Il primo è una descrizione puntuale. Una citazione brevissima, un’unica frase che veicola le informazioni sostanziali del personaggio che andremo poi a vedere in scena:

Vennero i carabinieri, il maresciallo nero di barba e di sonno.

Questa frase introduttiva potrebbe apparire fin troppo scarna, ma invece ci racconta molto:

  • il maresciallo era un tipo irascibile e focoso,
  • era moro,
  • era un po’ trasandato, perché non si faceva la barba (quindi era anche poco curato, poco attento),
  • aveva sonno. E quest’ultima è una premessa fondamentale, perché spiega al lettore come mai poi i passeggeri scendano dall’autobus senza che se ne accorga.

Come prosegue

La scena prosegue così:

L’apparire dei carabinieri squillò come allarme nel letargo dei viaggiatori: e dietro al bigliettaio, dall’altro sportello che l’autista aveva lasciato aperto, cominciarono a scendere. In apparente indolenza, voltandosi indietro come a cercare la distanza giusta per ammirare i campanili, si allontanavano verso i margini della piazza e, dopo un ultimo sguardo, svicolavano.
Di quella lenta raggera di fuga il maresciallo e i carabinieri non si accorgevano. Intorno al morto stavano ora una cinquantina di persone, gli operai di un cantiere-scuola ai quali non pareva vero di aver trovato un argomento così grosso da trascinare nell’ozio delle otto ore. Il maresciallo ordinò ai carabinieri di fare sgomberare la piazza e di far risalire sull’autobus i viaggiatori: e i carabinieri cominciarono a spingere i curiosi verso le strade che intorno alla piazza si aprivano, spingevano e chiedevano ai viaggiatori di andare a riprendere il loro posto sull’autobus. Quando la piazza fu vuota, vuoto era anche l’autobus; solo l’autista e il bigliettaio restavano.

Come potete vedere, si tratta di una narrazione “visiva” e “sonora” di forte impatto, che è stata anticipata da quella frase specifica di cui parlavamo poc’anzi: il maresciallo è un tipo altamente irascibile e ha sonno, è stanco, è poco attento. Il risultato è ciò che vediamo in scena dopo: l’uomo si concentra sull’allontanare la folla e perde di vista un dettaglio fondamentale, si lascia sfuggire i testimoni che, silenziosi e alla chetichella (in netto contrasto col “rumore” della folla), lasciano l’autobus.

I personaggi

Abbiamo dunque una scena e tre personaggi vividi:

  • il maresciallo,
  • la folla,
  • i testimoni.

Ognuno di loro si comporta in modo coerente (ognuno ha i propri scopi, le proprie caratteristiche):

  • la curiosità e la caciara della folla,
  • l’omertà e la paura dei testimoni silenziosi che filano via,
  • il sonno e l’irascibilità di un maresciallo che tenta di tenere tutto sotto controllo ma non ne è in grado.

Perché è una scena riuscita?

È una scena riuscita per vari motivi, perché ci presenta i personaggi e l’ambientazione (la folla e i testimoni fanno parte dell’ambientazione socio-territoriale), infatti si tratta di una scena in cui entrano in gioco più organi sensoriali.

Abbiamo:

  • la vista -> la folla che pressa, i testimoni che si allontanano;
  • l’udito -> la gente che fa rumore, i testimoni che sono silenziosi (e omertosi, quindi si tratta di un silenzio dalla doppia valenza: quello propriamente sensoriale e quello più profondo e di carattere sociale);
  • l’ambientazione del paesino del sud (gli operai di un cantiere-scuola ai quali non pareva vero di aver trovato un argomento così grosso da trascinare nell’ozio delle otto ore).

Tutto nella stessa immagine. Dunque ambientazione e personaggi arrivano al lettore con naturalezza (il testo scorre, si legge con facilità), eppure ogni parola è studiata nel minimo particolare per evocare – consciamente e inconsciamente – una gamma di emozioni e un contesto socio-geografico ben precisi, contribuendo così al realismo globale (personaggi, ambientazioni e trama).

Ancora sui personaggi

Concentrandoci in particolar modo sugli aspetti che riguardano i personaggi, Sciascia veicola sapientemente le informazioni: spesso apre il discorso con una breve frase a effetto o un dialogo che introducono il personaggio. E poi le azioni successive confermano quanto anticipato nella frase/nel dialogo.

Ecco ad esempio come viene introdotto il commissario Bellodi (sempre nel Giorno della civetta):

«Non è così semplice… Ma lasciamo perdere: torniamo alle cose nostre. Come si chiama questo… comunista?».
«Bellodi, mi pare: comanda la compagnia di C., ci sta da tre mesi e ha già fatto guasto… Ora sta cacciando il naso negli appalti, anche il commendator Zarcone si raccomanda a lei, mi ha detto “stiamo in speranza che l’onorevole lo faccia ritornare a mangiar polenta”».

Ottimo esempio di come dare informazioni senza cadere nell’infodump (quello che in gergo è anche chiamato spiegone).

Qui abbiamo due mafiosi che parlano e che insultano il commissario dandogli del comunista. Appare chiaro fin da subito al lettore, dunque, che Bellodi è molto diverso da chi solitamente lavora e vive in quei luoghi, ficca il naso negli appalti, è un problema. Prima ancora di incontrarlo, il lettore già sa (e sa perché gli è stato detto in scena, durante l’azione, durante un dialogo) che si trova di fronte a un uomo dai saldi principi, dall’inflessibile bussola morale.

Conclusione

In conclusione: una scena riuscita è una scena in cui ogni parola è dosata – e ponderata – in modo da veicolare un messaggio specifico (quello e quello soltanto), senza giri di parole, senza elementi superflui che distolgano l’attenzione del lettore. Una scena riuscita è anche quella in cui, almeno per le svolte di trama fondamentali, vediamo i personaggi in azione (attraverso movimenti e dialoghi, il cosiddetto show) e le informazioni non “piovono dall’alto” in un riassunto (tell).

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