Personaggi: introduzione agli archetipi

Per parlare di personaggi è necessario fare un doveroso riferimento a Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler. È una lettura che consiglio a tutti gli aspiranti scrittori perché apre gli occhi su quelli che sono gli Archetipi narrativi cui si rifanno, in un modo o nell’altro, tutti i personaggi che si possono creare. Influenzato dagli studi di Joseph Campbell, e dal suo L’eroe dai mille volti, Vogler ha approfondito la struttura delle storie (siano esse scritte o cinematografiche) estrapolando un elenco di tratti comuni dei personaggi che ricoprono i vari ruoli.

Si tratta di archetipi, non di stereotipi – badate bene – in quanto le loro funzioni non sono rigide e predefinite, ma si adattano alla situazione, si trasformano, mutano secondo le esigenze. Eppure risultano essere strutture ripetitive ricorrenti cui un autore può – anzi, deve – rifarsi per costruire e caratterizzare dei personaggi che restino impressi.

Ma Vogler non si è ispirato solo a Campbell quando ha costruito i suoi archetipi e dato forma a quelle che secondo lui sono le fasi del “viaggio”. Prima di lui, Vladimir Propp aveva individuato gli archetipi della narrazione e le 31 fasi della costruzione di una storia nel suo Morfologia della fiaba.

I nomi dati agli archetipi a volte cambiano leggermente, ma i principi sono sempre gli stessi. Le figure portanti della narrazione sono sempre quelle. L’unica differenza fra Propp e Vogler/Campbell è che Propp parlava di archetipi studiati per i bambini, e quindi ben identificabili nell’immaginario come buoni o cattivi, mentre Campbell e Vogler prendono in esame gli stessi archetipi ponendo però l’accento sul fatto che – nella narrativa per adulti – un buon personaggio per essere tale deve essere comunque “grigio” (non troppo buono e non troppo cattivo, il buono deve avere qualche difetto e il cattivo qualche pregio, così da risultare al contempo verosimili e interessanti).

Attenzione!

I bambini, invece, hanno bisogno di ruoli ben definiti, di distinguere a colpo d’occhio il bene dal male, il buono dal cattivo. E questo perché sono in quella fase delicata della crescita che li porta a dover imparare cosa è giusto e cosa sbagliato, stanno ancora formando la propria coscienza critica.

In conclusione

Dovete sempre pensare al target di riferimento della vostra opera. I personaggi devono adattarsi all’età di chi legge.

Se scrivete per bambini in età prescolare è meglio far muovere “personaggi” vicini al loro immaginario (oggetti animati di uso quotidiano, animali, parti del corpo, persino i mobili della cameretta) o bambini un po’ più grandi di loro (è scientificamente provato che i piccoli lettori tendono a immedesimarsi con gli altri bambini e al contempo a emulare i “grandi”; quindi, usando come personaggi bambini di uno o due anni più grandi di quelli cui la storia è rivolta, catturerete la loro attenzione).

Se scrivete per bambini in età scolare (dai 6 agli 8/10 anni) dovete preferire personaggi che appaiano più “reali” e con problemi vicini ai loro (che fanno piccole marachelle, ad esempio, o vivono delle avventure). Questo perché la lettura a quell’età ha sempre anche uno scopo pedagogico e le peripezie di quei personaggi aiutano i bambini a crescere e a entrare in contatto col mondo che li circonda. Ricordate, però, che in questa fascia d’età è ancora consigliata una netta distinzione fra bene o male. I personaggi devono essere buoni o cattivi. Il protagonista può essere un monello, ma in quel caso la storia deve portare a una crescita e a una trasformazione del personaggio (emblematico è l’esempio di Pinocchio che passa da burattino dispettoso e combina guai a bambino vero, bambino buono).

Se scrivete per la fascia tweens (ossia quella che si trova fra infanzia e adolescenza – dagli 11 ai 13 anni), potete iniziare a costruire personaggi più tridimensionali, con pregi e difetti.

Per gli adulti è necessario dar vita a personaggi che rientrino sì in un archetipo, ma che non appaiano stereotipati o dei cliché.

archetipi

Per concludere, vi cito un paragrafo direttamente dal Viaggio dell’eroe di Vogler, che trovo molto interessante:

“A volte l’archetipo dell’eroe non si manifesta solo nel personaggio principale, ma anche in altre persone che agiscono eroicamente. Trattare un personaggio malvagio e nemico che riveli virtù eroiche può essere molto d’effetto. Un cattivo galante, per alcuni aspetti eroico e per altri spregevole, può risultare molto intrigante. Il teoria, ogni personaggio ben costruito dovrebbe rivelare un pizzico di ogni archetipo, perché ognuno di questi è espressione delle parti che formano una personalità compiuta”.

Direi che per oggi mi sono dilungata abbastanza, vi do appuntamento per il prossimo articolo per parlarvi nel dettaglio dei 7 archetipi teorizzati da Vogler.

Per altri articoli sulla scrittura, andate QUI.

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