Personaggi: i 7 archetipi nel dettaglio.

Proseguiamo col discorso iniziato nell’articolo precedente (che trovate QUI).

Prenderemo ancora una volta in esame gli archetipi descritti da Vogler nel Viaggio dell’eroe.

archetipi

Ricordate però che a uno stesso personaggio può corrispondere più di un archetipo, proprio perché non si tratta di ruoli rigidi. E che, per creare una buona storia – originale e diversa dalle altre – è bene cercare di miscelarli, di prendere un po’ da uno e un po’ dall’altro.

L’eroe

Ovviamente partiamo da quello che sarà quasi sicuramente il protagonista della nostra opera. Non dovete pensare per forza al classico eroe buono, senza macchia e senza paura. Dovete semplicemente considerare come “eroe” il protagonista del vostro racconto o romanzo. Non sempre l’eroe corrisponde al protagonista, ma di solito è così. Noi non stiamo qui ad analizzare i casi limite, quindi ci limiteremo a parlare di quelle che sono le situazioni più comuni.

Dunque, avete il vostro protagonista che corrisponde all’eroe.

Come deve essere questo eroe?

Innanzitutto è necessario che cresca, si trasformi, durante l’arco narrativo (e qua ci riferiamo all’arco di trasformazione del personaggio, che analizzeremo meglio più avanti). Per Vogler e gli altri prima di lui, infatti, l’eroe è “il simbolo dell’anima in trasformazione”.

L’eroe ha solitamente un punto debole e possiede delle qualità che possano far immedesimare il lettore.

Ripeto che non è necessario che l’eroe sia buono, coraggioso, forte, sempre dalla parte della ragione. Il vostro eroe può anche essere il cattivo della storia, può essere infido, crudele, vigliacco… L’importante è che vengano spiegate le sue ragioni, che vengano rese credibili al lettore in modo che possa immedesimarsi in lui. Può anche essere un personaggio ricco di contraddizioni e di difetti. Anzi, più il personaggio apparirà nel suo insieme con pregi e difetti, più sembrerà realistico.

L’eroe deve affrontare la morte (anche solo simbolica), il “conflitto”. Deve avere una “missione” da portare a compimento e deve maturare durante la narrazione mentre affronta questi conflitti e cerca di svolgere la sua missione.

Il mentore

La parola stessa parla da sé. Il mentore è colui che accompagna l’eroe nel suo viaggio, la guida spirituale (e a volte anche terrena) che spinge l’eroe a proseguire nel suo cammino. Il mentore spesso è un ex eroe, un saggio, un dispensatore di doni e consigli. Può essere un vecchio maestro, un genitore, Dio o anche solo la coscienza del personaggio.

Il suo ruolo è fondamentale nella storia perché è quello che spinge l’eroe a intraprendere il viaggio, che lo guida attraverso gli ostacoli.

Il mentore deve formare l’eroe, i suoi consigli devono essere il faro che conduce l’eroe verso la meta. Però è necessario che, prima del conflitto finale, l’eroe se la cavi da solo. Il ruolo del mentore è da considerarsi concluso prima dello “scontro finale” perché l’eroe deve farcela da sé, altrimenti tutta la missione perde senso.

E a questo punto reputo necessaria una spiegazione.

So che questi archetipi potrebbero dare l’idea di riferirsi ai soli romanzi fantasy, ma non è così. L’eroe potrebbe anche essere il poliziotto di un romanzo giallo e il mentore il suo capo o suo padre, o lo sceriffo che l’ha cresciuto. Allo stesso modo, l’eroe potrebbe essere la protagonista di un romanzo d’amore e il mentore la vecchia nonnina, e così via. Gli archetipi si adattano a ogni tipo di storia e di narrazione, ed è per questo che funzionano: sono malleabili, dinamici, sempre veri. Li ritroviamo anche nella nostra vita quotidiana, se ci guardiamo bene attorno.

Il guardiano della soglia

È un ostacolo da superare. Può essere metaforico o reale, un nemico o un amico, una prova da portare a termine. Il guardiano della soglia ha la funzione di mettere alla prova l’eroe e di costringerlo a confrontarsi con i propri limiti, i propri difetti, la propria morale, il proprio passato, le proprie emozioni.

In una storia ben scritta ci sono più guardiani della soglia, in modo che l’eroe possa crescere man mano che affronta questi ostacoli e i conflitti che gli si pongono davanti.

Il messaggero

È il personaggio – o l’avvenimento – che dà inizio al viaggio dell’eroe, che porta il cambiamento nel mondo dell’eroe, che spingerà la storia ad andare avanti. È l’evento scatenante. Serve per mettere in moto la trama.

E qui mi rifaccio brevemente alle fasi del Viaggio dell’eroe che spiegherò meglio fra un po’: l’eroe si trova nel suo mondo in cui tutto pare essere normale (normale per lui, non è detto che lo sia anche per il lettore). A un certo punto accade qualcosa che mette in modo la storia, che porta l’eroe a crescere, ad affrontare i conflitti e così via. Quel qualcosa è il messaggero.

Il mutaforme

È colui del quale non ci si deve fidare del tutto, quello che semina dubbi, che crea suspense. È l’amico fedele che si scopre essere un traditore, il genio che realizza i desideri ma sotto sotto nasconde un tranello, il folletto dispettoso.

È l’elemento instabile dell’opera, che muta nel corso della narrazione, non è mai un libro aperto e il suo ruolo appare ambiguo. Secondo Jung è “l’elemento maschile nell’inconscio femminile e il corrispondente femminile nell’inconscio maschile”.

L’ombra

In genere corrisponde al nemico, all’antagonista. La sua figura dovrebbe avere le stesse caratteristiche dell’eroe per risultare credibile (e di conseguenza dare forza e significato al viaggio dell’eroe stesso): deve avere un punto debole, dei difetti e anche dei pregi e delle caratteristiche nelle quali il lettore può immedesimarsi.

Vogler consiglia di rileggere il libro anche dalla parte dell’ombra, in modo da capire se può funzionare o meno. D’altronde, l’antagonista altro non è che l’eroe del suo personalissimo viaggio.

L’imbroglione

Da non confondersi col mutaforma. Io più che “imbroglione”, lo definirei “la spalla”.

È il fautore dei momenti goliardici della storia, colui che ha il compito di stemperare la tensione, di far fare due risate al lettore, e anche di mettere in luce i pregi e i difetti dell’eroe (nel suo relazionarsi con lui).

Come tutti gli archetipi, può essere sia un personaggio reale che metaforico e può essere fuso con altri archetipi.

Conclusione

Non è detto che in una storia debbano esserci tanti personaggi quanti sono gli archetipi di Vogler. Alcuni di essi possono essere fusi insieme nella medesima figura, essere assenti o addirittura mentali/immaginari. L’importante è tenerli ben presenti quando si va a strutturare un’opera di narrativa, perché ognuno ha la sua funzione.

Vi do appuntamento per il prossimo articolo per parlarvi di climax e struttura della narrazione.

Per altri articoli sulla scrittura, andate QUI.

4 Responses

  1. Fantastico …molto interessante…mi vorrei avvicinare a mondo della scrittura non tanto per raccontare storie ma interpretare meglio i personaggi della mia vita …quali corrispondenze trovare per interpretare da un punto di vista differente le figure umane…. devo leggermi sicuramente allora “il viaggio dell’eroe”#

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *