L’analfabetismo funzionale passa (anche) attraverso i social

L’analfabetismo funzionale passa (anche) attraverso i social

Avrete di certo sentito delle polemiche di qualche giorno fa sulla dichiarazione dell’Accademia della Crusca riguardo espressioni gergali d’uso comune al Sud come “esci il cane” o “entra la macchina” o “siedi il bambino”.
Non sono qui per fare un commento sterile sull’uso di queste espressioni. La lingua italiana è, come tutti i linguaggi, in continua evoluzione. Se così non fosse, parleremmo ancora a gesti.

Quello su cui mi preme porre l’attenzione è il modo in cui le parole della Crusca sono state distorte.

È facile leggere un titolo fuorviante e gridare al complotto, succede (anche se non dovrebbe). Ma l’evento più grave si verifica quando a dare informazioni errate, e a fare quindi del cattivo giornalismo, sono testate nazionali.

La notizia è rimbalzata di tg in tg e di giornale in giornale. E a ogni passaggio è stata modificata sempre più.

L’ansia di fare notizia ha prevalso sul dovere morale di informarsi prima di parlare. E se questo lo si può tollerare da parte di persone comuni, non può essere giustificato quando a farlo sono dei giornalisti, coloro che hanno l’onere e l’onore di veicolare le informazioni, di parlare al popolo in modo (idealmente) oggettivo.

L’informazione è stata talmente distorta che l’Accademia dell Crusca si è vista costretta a indire un comunicato stampa per spiegare la propria linea di pensiero. E questo è proprio ciò che non dovrebbe succedere nel giornalismo, ma che purtroppo accade sempre più di frequente.

Le vittime diventano carnefici (emblematico questo articolo palesemente di parte del Resto del Carlino), la scienza diventa fantascienza, gli errori grammaticali vengono “legalizzati” (ecco l’articolo fuori contesto uscito sul Messaggero).

A chi si chiede dunque cosa sia l’analfabetismo funzionale, rispondo con l’esempio di cui sopra.
È l’incapacità di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni di vita quotidiana. È l’incapacità (a quanto pare diffusa anche nel mondo del giornalismo) di riflettere su ciò che si è letto prima di darne notizia.

Per altre informazioni sul mondo editoriale, leggete QUI.

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